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Giansalvo Pio Fortunato, la sua poesia esalta il nulla. Il nulla può essere il vuoto da cui nasce la poesia per il poeta, ma per il lettore è carpire l’emozione, il pensiero del poeta.

Giansalvo Pio Fortunato è un ragazzo che frequenta la Facoltà di Filosofia presso l’Università “Federico II”. 

Giansalvo ha scritto un libro, una raccolta di poesie chiamata “Ulivi Nascenti”. 

La sua raccolta cerca di riscoprire la grandezza della lingua italiana, di combattere la riduzione del nostro vocabolario comune, di esaltare le sfumature che solo la “parola” è in grado di fornire. 

Le sue poesie cercano di esaltare il “nulla”, quel “nulla” di cui ogni poeta è figlio. “Il poeta, etimologicamente parlando, è colui che crea dal nulla e lui nelle sue poesia cerca proprio di far palesare il vuoto” esclama Giansalvo Pio Fortunato.

La sua raccolta, infatti, dovrebbe essere letta per comprendere il senso di cosa significhi autenticamente “evolvere” verso una sfera più alta e più consapevole dell’esistenza.

Proprio per il grande talento di questo giovane ragazzo noi di Occhio All’Artista Magazine abbiamo deciso di dedicargli un’intervista.

Perché poeti, artisti come lui vanno evidenziati e raccontati. 

Ho avuto modo di leggere la tua poesia…mi incuriosisce il titolo perché Ulivi Nascenti?

Il titolo della raccolta, lo ammetto, necessita di una spiegazione, che solo io posso fornire. Gli “ulivi” sono rivisitati in una chiave perfettamente simbolica. Dall’ulivo si ricava l’olio e quest’olio, è la storia della stessa religione cristiana che lo insegna, può divenire elemento di consacrazione. Il poeta è un consacrato, non perché sia un prediletto, ma perché ha la fortuna di essere partecipe del miracolo della poesia: è, inizialmente, un cittadino qualunque che, dal dialogo con l’impeto poetico, diviene messaggero d’arte e traduttore universale dell’intimità dell’uomo. “Nascenti”, ovviamente, perché è la prima raccolta, dunque è un mostrare al mondo il mio io poetico, in tutte le sue sfaccettature.

Sei giovanissimo come mai un ragazzo della tua età ama così tanto la poesia da scrivere versi così autentici e ricchi di significato? 

Molto spesso percepisco la mia poesia come una poesia “civile”, malgrado talvolta non appartenga ai canoni manualistici di poesia civile ( per intenderci, ad esempio, quella del secondo Quasimodo o la Poesia Dantesca). La mia, infatti, è una risposta “urlata” alla disumanizzazione ed alla perdita di sensibilità che, tristemente, caratterizzano i nostri tempi. Dunque, l’intento di fondo è duplice: ricalcare nel mondo la necessità d’un ascolto puro della propria anima ed indagare su me stesso. La poesia è psicoanalisi; quindi il verso diviene la testimonianza, donata al lettore, del mio inconscio, la scoperta autentica della mia intimità denudata, senza veli o preconcetti. Amo la poesia perché essa ama me, ed essa ama il mondo!

Nella tua poesia, nei tuoi versi, nel tuo parlare c’è tanto di filosofico. La filosofia ti appartiene molto? Hai lo stesso rapporto anche con la storia… di norma la storia e la filosofia viaggiano quasi di pari passo. 

E’ questa una domanda complessa, non perché difficile da rispondere, ma perché richiederebbe un intero articolo di discussione. La filosofia è la mia scelta di vita, frequentando la Facoltà di Filosofia presso l’Università “Federico II”, dunque ogni forma d’arte, nel mio caso la poesia, è funzionale all’indagine sulla realtà, sulle sue sfaccettature, incarnando l’apoteosi della filosofia: osservare il mondo con disincanto. Ed è proprio lo studio della filosofia che mi conduce a ricollegarla continuamente con la storia. Sappiamo, senza ombra di dubbio, che discipline come la storia e la filosofia sono altamente bistrattate ai giorni nostri perché contrappongono allo schematismo industriale della società, nuova frontiera di un capitalismo “oltre-marxista”, una critica tagliente del vivere e dell’essere storia. Da qui, dunque, questa dicotomia che è priva d’ogni senso. Immaginiamo di voler comprendere i motivi della Rivoluzione Francese senza soffermarci sulla ricerca filosofica sullo Stato Moderno e sullaRepubblica, compiuta da Rosseau o Montesquieu; oppure immaginiamo di voler comprendere il pensiero critico anti-capitalista di Marx, senza la contestualizzazione storico-sociale della Rivoluzione Industriale; sarebbe un esercizio critico inutile ed arido. La storia e la filosofia sono due metà complementari d’unico uovo: la storia della vita!

Stai facendo tanti eventi di presentazione per il tuo libro, ultimo è stato proprio a Lusciano… Stai avendo con il pubblico. Come gestisci il rapporto con pubblico e con le tue emozioni?

La presentazione di Lusciano mi ha particolarmente soddisfatto, soprattutto per le modalità con cui essa è avvenuta. Infatti, con il patrocinio del Comune e della Pro Loco Orizzonti ​Comuni e con la collaborazione contenutistica e dialogica dell’Associazione “Vita e Valori”, ho avuto modo di leggere le mie poesia con sottofondo musicale ed immagine evocativa, che racchiudesse il senso delle mie poesie, dando lustro all’Arte nella sua pienezza. In generale, tutte le presentazioni non mi incutono ansia o timore, ma sono una sorta di confessione pubblica, con uditore il lettore. Cerco, semplicemente, di sviscerare me stesso, soprattutto perché questa raccolta rappresenta il mio io “acerbo”, quindi sono sempre profondamente entusiasta di smascherare anche le mie fragilità, attraverso i miei versi. In fondo, la realtà che ci raccontiamo è mediocre perché non siamo mai in grado di riconoscerci fragili!

Il nostro incontro è avvenuto in uno dei più conosciuti e prestigiosi Salotti Artistici e Culturali di Napoli: quello della grande poetessa Tina Piccolo. Da poeta come è stato confrontarsi con chi della poesia ne ha fatto la sua vita. Sto parlando della poetessa Tina Piccolo.

Sono stato assolutamente onorato di poter condividere il mio mondo poetico in un salotto artistico e culturale, come quello della poetessa Tina Piccolo. L’incontro con una donna della sua caratura poetica mi ha segnato profondamente perché mi ha fatto percepire la pienezza che la poesia può condurre nella vita di una persona, che ascolta il proprio “io lirico”. La poetessa Tina Piccolo è un’autentica ambasciatrice non solo di poesia, ma di arte in generale, ed è un dono prezioso per un poeta emergente. La profondità, quasi pastorale, dei suoi versi, il lavoro verso il napoletano autentico, la sua materna dolcezza intellettuale sono merce rara nel nostro mondo. Lei è un paradigma di cosa significhi essere una Poetessa e non una semplice compilatrice di versi! 

Le tue poesie sono dedicate a persone? A donne? Ci sveli chi sono? 

Chiaramente parliamo di una raccolta poetica ma voglio essere spiegato a parole tue il tema del tuo libro, il punto cardine.

La mia poesia coglie nella donna il suo fondamento. La donna…è la personificazione della poesia, la resa in carne ed ossa del verso. A differenza di ciò che si possa credere, il poeta non vive di vaneggiamenti astratti, ma vive di pulsioni di sangue e di sentimenti vissuti in pienezza, elemento a cui ci conduce solo il contatto reale con la donna. La mia donna è un simposio di volti, di occhi, di sospiri e di complessità, non ha fattezze specifiche ed emerge non nella sua accezione erotica e materialistica, di cui l’arte odierna è intrisa fino al midollo; ma dalla percezione della carne ne ricava il “sublime”. Questo non significa che io voglia astrarre la donna, quindi la poesia, ma che, piuttosto, voglia far maturare le emozioni del contatto con la “carne” in una sfera che superi la realtà, che sia unica e totalizzante.

Perché la gente dovrebbe avere in casa il libro di Giansalvo Pio Fortunato? 

Cercherò di essere quanto meno di parte possibile! La mia raccolta cerca di riscoprire la grandezza della lingua italiana, di combattere la riduzione del nostro vocabolario comune, di esaltare le sfumature che solo la “parola” è in grado di fornire. Soprattutto, però, le mie poesie cercano di esaltare il “nulla”, quel “nulla” di cui ogni poeta è figlio. Il poeta, etimologicamente parlando, è colui che crea dal nulla. Nelle mie poesie cerco di far palesare questo nulla, questo vuoto, che non è un abiurare la realtà presente; quanto è il pieno riconoscimento disincantato della realtà presente che necessita d’essere evoluta. La mia raccolta, credo, deve essere letta per comprendere il senso di cosa significhi autenticamente “evolvere” verso una sfera più alta e più consapevole dell’esistenza. I miei versi non sono un dogma, ma l’immagine di come la vita si sia palesata ai miei occhi!  

Pensi di scrivere in futuro altri libri? Se si, solo raccolte poetiche oppure anche romanzi? 

Il mio lavoro è sempre molto febbrile, diciamo! E’ in programma, dando tempo a questa raccolta di avere i propri frutti, la pubblicazione di un’altra raccolta di poesie. Tuttavia, la poesia non è il mio unico campo d’azione. Sto compiendo anche ricerche personali su una “genealogia del capitalismo”, cercando, molto umilmente, di colmare il vuoto che l’analisi marxista, avvenuta in medias res, ha lasciato; oltre che, nello stesso ambito di ricerca, soffermarmi, come dicevo in precedenza, sull’ “oltre-marxismo”, cioè sulle nuove frontiere del capitalismo dei giorni nostri, che sta assumendo sempre più fattezze spiccatamente ideologiche. La produzione romanzesca non mi affascina particolarmente, malgrado io sia un straordinario estimatore dei romanzi di Pirandello e dei romanzi di Moravia. Credo, piuttosto, che la mia futura (molto futura, lo preciso) zona d’azione possa essere il cinema. Il cinema è il nuovo linguaggio della nostra società e, paradossalmente molto più degli odierni romanzi, è in grado di essere poetico ed anti-convenzionale. Il confrontarmi con la filmografia di Pasolini, di Fellini, di Sorrentino, di Ozpetek e di Gordard fanno coniare in me l’arte poetica alla descrizione moderna della realtà!

Un tuo sogno nel cassetto? 

Il mio sogno nel cassetto credo sia il lasciare un messaggio. Il mio sogno pratico è, attraverso un intenso studio e con tutte le difficoltà del caso, ambire alla cattedra universitaria, non per il titolo sociale, quanto per il lavoro perenne di ricerca, che essa comporta. Il mio sogno profondo, come dicevo, è lasciare un messaggio, non la fama (essendo la tomba d’un autore), quantoformare pian piano delle coscienze, che siano coscienze consapevoli!

Un tuo personale messaggio e saluto ai lettori del quotidiano online Occhio All’artista Magazine 

Innanzitutto ringrazio te, Giuseppe, per lo spazio che mi stai donando e l’intera redazione di Occhio All’artista Magazine. Voglio, inoltre, ringraziare i lettori per l’attenzione che mi rivolgeranno e, soprattutto, mi rivolgo a loro con un appello: siamo autentici cultori della vita! 

Essere cultori della vita significa assaporarla nella sua completezza, significa guardarla gagliardamente negli occhi, anche sfidarla; avere il coraggio di vivere! In questo vivere, l’arte è maestra d’esistenza. L’arte vera non è appagante, né tantomeno soporifera; l’arte vera riscalda l’uomo, lo dilania, lo annienta e lo fa non perché sia una madre crudele, ma perché ama profondamente l’uomo ed è stata creata per la salvezza! Può un uomo evolvere se non osserva la vita così com’essa è? Certo che no! In questo modo si trincererà in una resa palliativa della realtà,che lo farà soffrire ancor di più. 

Chi ama l’arte autentica, ama la vita!

Giuseppe Nappa

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