Intervista all’imperatore della musica Pino Mauro nel cuore della sua città natale Villaricca

Villaricca -In occasione dell’inaugurazione di un nuovo Napoli Club a Villaricca, città natale del Maestro Pino Mauro, si rinnova un momento di forte identità collettiva che va ben oltre la dimensione sportiva. Eventi come questo diventano infatti luoghi simbolici in cui si intrecciano passione calcistica, memoria culturale e appartenenza territoriale, restituendo il senso più autentico di una comunità. È proprio in questo contesto che prende forma l’incontro con il Maestro, padrino artistico di questa inaugurazione e figura di riferimento della tradizione musicale napoletana, che attraverso il suo percorso artistico ha raccontato storie, trasformazioni e contraddizioni di un’intera città. L’intervista diventa così l’occasione per riflettere sul dialogo tra calcio e musica, sull’evoluzione della canzone napoletana e sul valore della cultura come patrimonio vivo da custodire e tramandare.

Maestro, presenziare a un evento come questo nella sua Villaricca ha un’importante valenza civile. Qual è, secondo lei, il legame tra il calcio e la musica?

Musica e calcio procedono spesso di pari passo, pur appartenendo a sfere culturali diverse. Lo stadio, con il suo travolgente entusiasmo, ricorda la solennità di un grande teatro. Per me è stata una gioia immensa tornare nella mia terra e tra le mie mura per un’occasione che unisce questi due mondi.

Lei è considerato un’istituzione della musica napoletana nel mondo.  Inoltre ha parlato del suo libro “Pino Mauro – The Voice”. Spesso si associa il suo successo agli anni ’60, ma qual è stata la sua reale parabola artistica?

In realtà, il mio debutto risale al 1954. Nel 1970 avvertii la necessità di un rinnovamento: le canzoni classiche legate ai grandi nomi come Bovio, Di Giacomo o Viviani stavano perdendo genuinità e i festival non offrivano più stimoli autentici. Fu allora che reinventai il mio percorso, portando alla luce le “storie di strada”. Molti le hanno definite storie di malavita, ma io le considero cronache di fatti realmente accaduti nelle piazze e nei quartieri. È il racconto della verità, quella fetta della Napoli reale che certa informazione, con un pizzico di snobismo, preferisce ignorare.

Oggi la musica sembra prediligere l’intrattenimento a scapito dell’informazione o della verità. Cosa ne pensa della produzione attuale?

È un discorso complesso. Nella musica di oggi c’è del buono, ma purtroppo c’è anche molta mediocrità e non ho timore di dirlo. Napoli non merita l’improvvisazione. Vedo gente che non conosce il pentagramma, che non distingue le note o gli spazi sulle righe, eppure decide dall’oggi al domani di incidere un disco. L’arte, la musica e il teatro non funzionano così: richiedono studio e ricerca. Come sosteneva il filosofo Hegel, artisti si nasce; non ci si può improvvisare custodi di una cultura così profonda.

Il consumismo ha imposto la logica dell'”usa e getta”. Molti giovani producono brani con testi superficiali, quasi fossero prodotti industriali pronti al consumo rapido. Noi, al contrario, pubblichiamo un lavoro ogni tre anni perché ogni testo deve avere un peso. Anche il termine “neomelodico” mi lascia perplesso: la melodia è una sola. Se con quella parola si intende una forma di musica effimera, allora è un termine appropriato, ma non ha nulla a che vedere con la vera arte che nasce dal teatro e dalla tradizione.

Il suo pubblico e molti critici la definiscono “l’imperatore” o “il re” della canzone. Lei come accoglie questi titoli?

A Napoli il titolo di “re” viene attribuito con troppa facilità, spesso senza conoscere i fatti. Ciò che mi rammarica non è l’appellativo, ma la tendenza a mettere gli artisti l’uno contro l’altro. Vorrei che ci fosse più unione e, soprattutto, più studio. Non si può contestare chi ha dedicato la vita alla formazione: la competenza va rispettata.

Mi addolora vedere giovani che non sanno chi siano Raffaele Viviani o Libero Bovio, o che ignorano la grandezza di Eduardo. Il mio desiderio più grande è che le nuove generazioni riscoprano il legame con la cultura passata e presente, perché solo quella è destinata a restare eterna.

-Grazie maestro, è un onore.

Ph. Vincenzo Burrone

Francesco Boemio

spot_img

I più letti dell'autore

Nancy Coppola: orgoglio della nuova musica napoletana

Con il suo nuovo album "E' tutto sotto controllo"...

Domenico Cuomo, il nuovo talento della scuola Laborart di Gragnano

Dal set di “Gomorra – La serie 3” nel...

La Summer Collection di Legora lascia la firma sulla moda dell’estate che verrà

Napoli-Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa. Presentata la nuova collezione...

Il Trio Salvetti a Teatro con Pane Amore E… Napoli Mia!

Raimondo Salvetti continua la sua storia teatrale con i ...

Approfondimenti della categoria

spot_img