27 marzo – All’Ordine dei giornalisti della Campania, il magistrato Paolo Itri si racconta in una veste inedita, quella di scrittore, presentando il suo thriller psicologico “Sorella Morte”. Un’occasione che va oltre la semplice narrazione per aprire una riflessione più ampia sul valore della letteratura oggi, in un tempo dominato dalla velocità dell’informazione e dalla superficialità dei contenuti digitali. Nel corso dell’intervista, Itri affronta temi centrali come il progressivo allontanamento dei giovani dalla lettura, il ruolo culturale del libro cartaceo e la necessità di recuperare un rapporto più profondo con la conoscenza. Non manca uno sguardo critico sul giornalismo contemporaneo, tra rischi di disinformazione e confusione tra fatti e opinioni, ribadendo l’importanza di un’informazione corretta e responsabile. Infine, l’autore svela il processo creativo del romanzo, nato dall’intreccio tra vicende reali e invenzione narrativa, capace di raggiungere una forte verosimiglianza e di guidare il lettore in un’indagine che è al tempo stesso psicologica e umana.

–Siamo qui all’Ordine dei giornalisti della Campania con Paolo Itri, magistrato che ci ha deliziato, in veste di scrittore, con questo suo nuovo romanzo thriller, “Sorella Morte”. Vorrei andare al di là della narrativa, dell’aspetto dell’intreccio, perché ha detto che vuole giustamente lasciarlo ai lettori. Vorrei chiedere perché la letteratura oggi e qual è il valore che può avere in un’epoca di grande velocità o, come diceva il presidente Falco, anche di informazioni che si leggono velocemente, quasi una pigrizia per certi versi.
Purtroppo oggi si legge poco, soprattutto i ragazzi hanno un po’ perso l’abitudine alla lettura, perché siamo inondati da notizie, informazioni attraverso i social e quindi un po’ i ragazzi hanno perso un po’ quella che invece è una cosa essenziale: l’amore per la cultura, il piacere di fermarsi, sedersi su un divano e leggere un bel libro, che è una cosa che non solo è bella, ma alla quale non bisogna rinunciare, alla quale i ragazzi non devono rinunciare. L’alternativa è quella di essere bombardati di notizie, di fatti che poi spesso si rivelano delle fake news, immondizie, chiamiamole così. Quando invece poi la cultura ce la tramandano i grandi scrittori del passato, ma anche quelli del presente, anche il cartaceo, per esempio. Il fatto di leggere un libro sulla carta non è la stessa cosa che leggere su uno schermo. E quindi noi dobbiamo fare opera soprattutto di sensibilizzazione nei confronti di questi ragazzi: lasciate stare ’sti telefonini, insomma, e mettetevi a leggere un bel libro.
-Qual è l’importanza di parlare di questo libro, di letteratura, di magistratura, di cronaca in un ambiente come l’Ordine dei giornalisti; l’importanza del giornalismo anche rispetto a questi rischi dei social che la stanno inglobando.
Secondo me bisogna preservare una corretta informazione che purtroppo in Italia manca, non dico in assoluto, però spesso manca. Questo clima da tifo, da tifoserie, che sostanzialmente poi alla fine finisce per contagiare anche il mondo dell’informazione. Noi assistiamo a un giornalismo che troppo spesso è di parte, opinionistico, in cui si fanno passare – perché fare opinione è importante, però non bisogna mai confondere il fatto con l’opinione, cioè non bisogna ingannare il lettore. Una cosa è scrivere un articolo di fondo, dove il lettore sa che c’è un giornalista, un direttore di una testata che esprime una posizione sua personale; altro è invece inquinare l’informazione, che si deve basare sui fatti ed essere oggettiva. Noi, per esempio, abbiamo assistito a questo in occasione della consultazione referendaria, dove si sono fatte passare informazioni confuse. A parte le mie posizioni sul referendum che sono note – io mi sono schierato a favore del sì -, ma purtroppo si sono contrabbandate come verità fondate sul testo della riforma cose che non stavano né in cielo né in terra. Questa è stata un’operazione profondamente sbagliata, scorretta nei confronti dei cittadini, che sono stati fuorviati, gravemente fuorviati da questa informazione. Io trovo questa una cosa di una gravità inaudita.

–Che va assolutamente recuperata e ripresa, per certi versi corretta. Volevo chiedere anche, per concludere il ciclo di queste due domande, quanto c’è di fattualizzato, di giornalistico in questo romanzo, di fantasia ma anche verosimile, come lei diceva.
Partendo da alcune vicende realmente accadute nella mia famiglia, tra l’altro in un arco temporale molto esteso, cioè tra gli anni ’30 del ’900 e il 1980, in buona sostanza, e partendo appunto da una serie di fatti che si sono realmente verificati, io poi, diciamo, li ho intrecciati, li ho ricostruiti, seguiti, dando una chiave di lettura di fantasia. Però poi, alla fine, la cosa strana, la cosa paradossale, anche un po’ preoccupante secondo me, è che poi questa chiave di lettura che ho fornito io penso che sia molto verosimile. Anche se tengo a precisare che comunque si tratta di fatti fondamentalmenteinventati. Però è estremamente verosimile questa ricostruzione, come poi alla fine dimostrerà il giovane protagonista del racconto, che è questo ragazzo, Riccardo Prosperi, che è uno studente liceale appassionato di rebus e di enigmistica, molto intelligente, però con dei problemi di natura personale che sono la falsariga di quelli dei personaggi più noti della letteratura gialla tradizionale, tipo potrei dire un Ispettore Dupin, per esempio, di Edgar Allan Poe, oppure Hercule Poirot o un Ellery Queen.
–E quando la fantasia diventa verosimiglianza, è prova che il rapporto di mimesis, cioè di immedesimazione, sia stato raggiunto a testimonianza ella qualità. Quindi sono sicuro sia un libro da leggere. Complimenti.
Io penso di sì, i primi riscontri sono molto positivi. Un romanzo che si fa leggere, piacevole, che però non trascura anche la cultura. Ci sono dei riferimenti, per esempio, anche alla mitologia classica, oltre che, ripeto, alla psicanalisi, alla psicologia.

–Complimenti, grazie.
Ph. Vincenzo Burrone
Francesco Boemio

