
Venerdì 27, nella prestigiosa sede dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, si è svolta la presentazione del libro “Sorella morte”, ultimo lavoro del magistrato Paolo Itri. Un appuntamento intenso e partecipato, che ha saputo trasformarsi in un momento di riflessione non solo letteraria, ma anche umana e civile.
A moderare l’incontro è stato il vicepresidente Mimmo Falco, mentre i saluti istituzionali sono stati affidati al presidente dell’Ordine Ottavio Lucarelli. Entrambi hanno sottolineato il valore culturale dell’iniziativa e la capacità del volume di coniugare narrazione e profondità tematica.
Il romanzo si colloca nel solco del thriller psicologico, costruendo una trama avvincente che intreccia elementi autobiografici a una struttura narrativa solida e credibile. Al centro del racconto, una serie di eventi misteriosi che affondano le radici nella memoria familiare dell’autore: documenti, lettere e vicende realmente accadute diventano materia narrativa, rielaborata attraverso una chiave di lettura che fonde realtà e immaginazione.
Durante l’incontro, Itri ha raccontato la genesi dell’opera, nata proprio dall’analisi di materiali ritrovati nella casa di famiglia e da episodi rimasti senza spiegazione. Da questi frammenti prende forma una storia che attraversa epoche e luoghi diversi – dall’Italia del primo Novecento fino alla New York degli anni Sessanta – mantenendo sempre alta la tensione narrativa.
“Sorella morte” si distingue per l’accuratezza investigativa e per la costruzione dei personaggi, inseriti in un’atmosfera carica di inquietudine. Non a caso, le suggestioni richiamano le ombre della letteratura gotica e del giallo classico, evocando idealmente autori come Edgar Allan Poe e Arthur Conan Doyle.
Particolare attenzione è dedicata alla dimensione psicologica o, come piace dire a Itri, psicanalitica: il romanzo esplora temi legati alla psicoanalisi e alla psicopatologia, tra cui paranoia e schizofrenia, inserendoli in una narrazione che va oltre il semplice intreccio investigativo per diventare indagine sull’animo umano.

Nel corso del dibattito, il magistrato ha anche affrontato il rapporto tra letteratura e società contemporanea, soffermandosi sul rischio di una perdita dell’abitudine alla lettura, soprattutto tra i più giovani, sempre più esposti a un flusso continuo e spesso superficiale di informazioni. Da qui, l’invito a recuperare il valore del libro come strumento di conoscenza e approfondimento.
Non meno rilevante il passaggio dedicato al giornalismo: Itri ha sottolineato l’importanza di un’informazione fondata sui fatti, distinta dalle opinioni, in un’epoca in cui il confine tra le due dimensioni appare sempre più fragile.
La presentazione si è così trasformata in un dialogo ricco e articolato, capace di intrecciare letteratura, attualità e memoria. Proprio come il romanzo, anche l’incontro ha lasciato un segno: denso, partecipato, destinato a restare.
Ph. Vincenzo Burrone
Francesco Boemio

