Un dolore immenso, una comunità stretta nel lutto e la presenza discreta, ma vibrante di empatia, di Francesco Merola.Accompagnato dalla moglie Marianna Mercurio che ci teneva tantissimo ad abbracciare la signora Patrizia mamma di Domenico Caliendo.
In una giornata segnata dal dolore più profondo per l’ultimo saluto al piccolo Angelo, a Nola, non è passato inosservato il gesto di vicinanza di Francesco Merola. L’artista, profondamente colpito dalla tragedia che ha scosso la città, ha voluto far sentire la sua presenza in chiesa, unendo il proprio dolore a quello della famiglia distrutta.
Un omaggio rimandato per ordine pubblico
Era il desiderio espresso dai genitori del piccolo: ascoltare la voce di Merola intonare l’ Ave Maria in un momento così straziante, quasi a voler offrire una carezza sonora al loro figlio in cielo. Tuttavia, a causa delle necessarie disposizioni di ordine pubblico — dettate dalla necessità di gestire la folla e mantenere la compostezza richiesta dal momento — l’esibizione non è potuta avvenire.
Ma il legame tra l’artista e la famiglia non si è spezzato davanti a questo impedimento. Francesco Merola è andato in chiesa con tutta l’anima, e il suo cuore è rimasto lì, tra i banchi, in una comunione di intenti che va ben oltre la performance artistica.
Un cuore che va oltre la scena
La disponibilità dimostrata da Merola è stata totale. Non si è trattato di un semplice gesto di facciata, ma di un mettersi a disposizione di una comunità ferita con la sua arte e la sua sensibilità. Anche se impossibilitato a cantare in quel preciso istante, il suo impegno rimane solido: è già stata ventilata la possibilità di una futura messa in ricordo del piccolo Angelo, un momento in cui l’ Ave Maria di Merola potrà finalmente elevarsi a conforto di una ferita ancora aperta.
In questa tragedia clamorosa, Francesco Merola ha dimostrato di essere prima di tutto un uomo capace di mettersi in gioco con sincerità, offrendo la sua vicinanza umana prima ancora che la sua professionalità. Un cuore, il suo, che ha saputo andare oltre, scegliendo il silenzio rispettoso quando non è stato possibile far arrivare la voce.

Giuseppe Nappa
Ph.di copertina; Vincenzo Burrone

