“Una IMMAGINE creata dal raggio di una LUCE luminosa esprime un COLORE nell’anima capace di trasportare verso quella meta chiamata EMOZIONE” (Pino Sondelli)
Da queste parole ha preso avvio la conferenza di presentazione di un libro di Pino Sondelli.
Grande direttore della fotografia e regista, studioso del cinema e coinvolgente comunicatore, ha presentato il giorno 26/09 il suo ultimo lavoro: “Il viaggio dell’attore nello studio del cinema”. Presso la prestigiosa sede dell’Istituto italiano per gli studi Filosofici, al Palazzo Serra di Cassano, ubicato in via Monte di Dio 14, l’evento è stato coordinato dall’economista Pietro Spirito, con la presenza eccezionale di due relatori: l’attrice Daniela Mancini, e il grande attore Renato De Rienzo. Nucleo dell’incontro è stato proprio il maestro Sondelli, con un intervento intento a sondare, sulla stregua del suo testo, il ruolo e la genesi dell’attore. Ma non solo del mestiere tout court, ma proprio della categoria che contraddistingue tutti coloro che non lavorano a stretto contatto con la recitazione, ma di tutti gli uomini in generale. Infatti, Sondelli, rimarcando la concezione pirandelliana della maschera, considera tutti gli uomini, fin dalla tenera età, se non dal primo vagito, degli “attori”, vale a dire chiamati a rivestire un ruolo sociale e psicologico. È proprio la psicologia uno dei punti forti del discorso che, rifacendosi alla tradizione freudiana dell’inconscio come matrice identitaria dell’”Io”, investe tutta l’analisi recitativa. Ma non è l’unica traccia perseguibile. Sono diverse le prospettive che si possono adottare in questo studio, sintetizzate perfettamente dalla frase soprariportata che ha già predisposto degli elementi fondamentali: i concetti di immagine, luce (connessa al colore) e emozione. In effetti, sembrano essere questi tre punti costitutivi della figura che ha, come evidenzia la lettura aristotelica del teatro, il compito di trasmettere qualcosa, l’emozione, sulla base di una luce e della propria immagine, o anche del proprio corpo. Ogni attore che interpreta, “imitando” (mimesis) un ruolo, ha una propria luce personale, la quale con lo studio e la dedizione, pone nell’osservatore un’emozione nell’anima. A tal proposito emergono altri tre temi fondamentali che Sondelli ha necessità di evidenziare: il movimento e la voce, sulle fondamenta psicanalitiche del pensiero, della confusione e della dinamica. Questi due elementi sono stati rispettivamente parte degli interventi dei due relatori: il movimento nella riflessione di Daniela Mancini, che coglie la cogenza dell’espressione facciale, delle inquadrature, e soprattutto del corpo che si orienta nello spazio; e la voce nel discorso di Renato De Rienzo che, dandone prova, ne dimostra una grande padronanza. Sondelli si ricollega proprio a questi due concetti, mettendo in gioco anche il discorso sull’”inner voice”, la voce interiore – quella che permette all’attore di modulare un’emozione, come la rabbia o la tristezza – che si rivela uno strumento necessario nelle mani di un attore.
Abbiamo avuto occasione di domandare una curiosità all’autore:
-Ho percepito la levatura del discorso, freudianamente e pirandellianamente, con un sacco di riferimenti eccezionali. Il cinema ha in effetti questo binomio tra verità e finzione, tra recitazione e ontologia: nella descrizione che lei ha fatto della “mimisis” dell’attore, che imita un personaggio nell’innervoice, che deve fare uscire un’emozione, quindi una luce come lei diceva. Vorrei sapere, circa l’approccio brechtiano che punta all’estraniazione, e non tanto alla mimesis, che opinione lei dà nel suo libro?
“È proprio un capitolo dedicato a questo: su che cosa significa liberarci da se stessi per entrare nel possesso di un altro essere; essere in possesso di un altro essere significa liberarci delle proprie incapacità. Perché nel modo in cui entriamo nella psicanalisi vera e propria, freudiana e non solo sua, dobbiamo liberarci dei nostri problemi. Questo serve paradossalmente appunto per un attore, a liberarci di queste paure consce per farci liberare e immedesimarci in piena naturalezza negli altri”.
Il libro è un’imperdibile occasione per chiunque sia appassionato di cinema, teatro o semplicemente recitazione; una lettura intensa e stimolante capace di mettere luce su tante questioni complesse, ma accessibili, che punta ad una riflessione intensa su noi stessi, ma anche sugli altri.
Francesco Boemio

