Un attore versatile, profondo e con una passione che affonda le radici nell’infanzia: stiamo parlando di Vincenzo Catapano. Dalle prime recite scolastiche al desiderio di costruire un palcoscenico in casa, la sua vocazione per la recitazione si è manifestata precocemente, trasformandosi in un percorso artistico fatto di studio, dedizione e una costante ricerca della verità in ogni ruolo. Con un approccio meticoloso alla costruzione del personaggio e una sensibilità spiccata verso le storie umane, Catapano si distingue per la sua capacità di spaziare tra generi diversi, portando in scena interpretazioni autentiche e toccanti. Scopriamo insieme il suo mondo, tra sfide professionali, ispirazioni e una visione lucida sul futuro del mestiere d’attore.

Ecco la nostra chiacchierata;
Qual è stato il momento in cui hai capito che volevi fare l’attore?
Credo di averlo sempre saputo, fin da piccolo. C’era qualcosa dentro di me che mi spingeva a esprimermi attraverso il gioco dell’immaginazione e della rappresentazione.
A casa, in famiglia, tra me e mia sorella, ero sempre io quello che prendeva più iniziativa nel recitare poesie o nel fare piccoli spettacoli in famiglia. Ricordo un episodio molto nitido: da bambino avevo il sogno di costruire un palcoscenico in casa, perché desideravo avere un teatro tutto mio dove potermi esibire liberamente. È stato uno dei primi segnali che questa non era solo una passione momentanea, ma qualcosa di più profondo, quasi un bisogno di raccontare storie e di vivere vite diverse attraverso la recitazione.
C’è stata un’esperienza o un’ispirazione particolare?
Sì, assolutamente. Tutto è iniziato con la classica recita scolastica alle elementari. Era la quinta elementare, e in quell’occasione mi si è davvero accesa una scintilla dentro. Per la prima volta ho sentito cosa significa stare davanti a un pubblico, ricevere un’energia che ti attraversa e ti dà forza. Non era solo un momento divertente, ma qualcosa che mi faceva sentire vivo. Dopo quell’esperienza, ho iniziato a studiare recitazione in modo più serio: avevo capito che era quella la mia strada.
Potresti descrivere il tuo processo per entrare in un personaggio?
Ovviamente, lo studio del personaggio è un passaggio fondamentale. Sicuramente parto da un’attenta analisi del testo: cerco di comprendere chi è davvero il personaggio, cosa vuole, qual è il suo conflitto interiore, e soprattutto come si rapporta con gli altri personaggi della storia. È importante cogliere non solo ciò che dice, ma anche ciò che non dice. Poi inizia una fase più “pratica”: mi interrogo su come possa trasformarmi per entrare nei suoi panni, cosa può avvicinarmi a lui. Lavoro molto sul corpo, sulla voce, sul ritmo del personaggio. Mi piace anche osservare la realtà, cercare riferimenti concreti, persone che possano ispirarmi per restituire autenticità. Alla fine, è come se quel personaggio iniziasse a vivere dentro di me, e io mi metto da parte per lasciargli spazio.
Quali sono le fasi che segui per prepararti a un ruolo?
Le fasi che seguo sono piuttosto articolate. Come prima cosa, studio il testo in profondità: leggo e rileggo la sceneggiatura o il copione, cercando di comprendere a fondo la psicologia del personaggio, i suoi obiettivi, le sue fragilità. Poi passo allo studio più “tecnico”: lavoro sulla voce, sul respiro, sull’atteggiamento fisico, e mi interrogo su come cambia il mio corpo quando divento quel personaggio. Se il ruolo lo richiede, faccio anche ricerche parallele, guardo documentari, leggo libri o incontro persone reali che possono avvicinarmi alla realtà del personaggio. Infine, ci sono le prove: il confronto con il regista e con gli altri attori è fondamentale per dare coerenza e verità alla storia che stiamo raccontando.
Qual è stata la sfida più grande che hai affrontato interpretando un ruolo e come l’hai superata?
Una delle sfide più grandi è stata interpretare Filippo, un ragazzo affetto da autismo, in una webserie diretta da Maurizio Casagrande. È stato un ruolo molto delicato e intenso, che richiedeva grande responsabilità. Non potevo permettermi una rappresentazione superficiale o stereotipata. Così, per prepararmi, ho trascorso diversi pomeriggi in un centro per ragazzi autistici: li ho osservati, ho interagito con loro, ho parlato con gli operatori. È stata un’esperienza forte, formativa, umana prima ancora che professionale. Mi ha aiutato a comprendere meglio non solo il personaggio, ma anche il valore dell’ascolto e della presenza. Solo dopo quel percorso mi sono sentito pronto per portarlo sullo schermo con rispetto e verità.
C’è un genere teatrale o cinematografico che ti affascina particolarmente o in cui ti senti più a tuo agio? Perché?
In realtà non ho un genere preciso in cui mi sento più a mio agio. Mi piace spaziare, cambiare registro, mettermi alla prova. Amo interpretare sia ruoli drammatici che comici, sia personaggi intensi che leggeri. Credo che un attore debba essere in grado di adattarsi a ogni tipo di racconto e trovare la propria autenticità in qualsiasi genere. Quello che mi affascina davvero è lo studio del personaggio: scoprire chi è, come pensa, come ama, come si difende. Ogni ruolo, anche il più distante da me, può diventare una scoperta, e questa è la parte più bella del nostro lavoro.
Come vedi l’evoluzione del tuo lavoro in relazione ai cambiamenti nel mondo dello spettacolo (nuove piattaforme, tecnologie, ecc.)?
Il mondo dello spettacolo sta attraversando un cambiamento profondo. Le nuove piattaforme, come lo streaming e i social media, hanno rivoluzionato il modo di produrre e fruire contenuti. Oggi un attore può arrivare a un pubblico vastissimo anche con progetti indipendenti. Allo stesso tempo, le tecnologie come il green screen, la motion capture e persino l’intelligenza artificiale stanno trasformando anche il nostro modo di recitare. Penso che sia fondamentale restare aggiornati, ma senza perdere il centro: l’essenza di questo lavoro rimane la capacità di emozionare, di raccontare l’umano. E quella, nessuna tecnologia potrà mai sostituirla.
Quale consiglio daresti a un giovane che sogna di intraprendere la carriera di attore oggi?
Il mio consiglio è: studia. Non smettere mai di formarti, di esplorare, di metterti in discussione. La recitazione è un lavoro affascinante ma complesso, che richiede costanza, sacrificio e una forte consapevolezza di sé. Devi crederci, anche quando sembra tutto in salita. Le delusioni fanno parte del percorso, ma se hai passione vera, prima o poi qualcosa accade. E quando accade, è bellissimo. Quindi: credici, studia, lavora con umiltà… e non mollare mai.
Un tuo personale saluto ai lettori di Occhio All’artista Magazine
Un saluto affettuoso a tutti i lettori di Occhio All’artista Magazine. Grazie per il vostro sostegno, per la vostra curiosità, per l’amore che dimostrate verso il mondo dell’arte e dello spettacolo. Continuate a coltivare la bellezza, a frequentare teatri, cinema, mostre. L’arte ha bisogno di voi tanto quanto voi avete bisogno di lei. Spero di incontrarvi presto, magari da spettatori di un mio spettacolo o davanti allo schermo. A presto!

Giuseppe Nappa

