Elena Starace è un’attrice di rara intensità e versatilità, capace di incarnare con profondità e sfumature personaggi complessi e memorabili. Con una presenza scenica magnetica e una naturale capacità di emozionare, si è rapidamente affermata come uno dei volti più interessanti del panorama attoriale italiano, spaziando con disinvoltura tra cinema, televisione e teatro, lasciando sempre un segno indelebile nel cuore del pubblico.

Come inizia la sua carriera e quando percepisce che questa passione sia diventata un lavoro?
L’esperienza teatrale inizia sin da ragazzina, quella televisiva intorno ai vent’anni. Sicuramente la percezione che fosse diventato un lavoro o che potesse esserlo a lungo termine l’ho avuta sul Set della serie Benvenuti a Tavola.
In che modo Elena Starace ha approcciato e sviluppato il personaggio della zia di Simone in “Mare Fuori 5”?
Leggi la Sceneggiatura, ti fai un’idea della funzione di quel ruolo, studi i passaggi, le battute, le intenzioni reali, gli obiettivi del personaggio, porti una proposta di interpretazione e il confronto col Regista o con la Regista conducono al passaggio successivo e alle diverse evoluzioni. Ogni attore, poi, ha il proprio metodo e la propria tecnica, nonché , ovviamente, una specifica personalità ed esperienza.
Quali sono state le maggiori sfide o soddisfazioni nell’interpretare un ruolo come quello della zia di Simone, che funge da tramite tra il nipote e un personaggio potente come Donna Wanda?
Ho cercato di lavorare sul bisogno di Caterina, sulle motivazioni che la spingono a ricoprire un ruolo di mediatrice che evidentemente non le si addice. Perché lo fa? Per un amore servizievole nei confronti della propria famiglia, senza dubbio, per un senso del dovere nei confronti della sorella defunta e un istinto di protezione, quasi materno, verso Simone. Ma Caterina è combattuta, non è sicura che il piano, di cui è una pedina, sia la scelta giusta da perseguire. Nella voce, nella postura, nello sguardo, ho tentato di comunicare un disagio interiore che rendesse il personaggio vivo, umano.
Come Elena Starace percepisce l’impatto di una serie come “Mare Fuori” sul pubblico, in particolare nel raccontare storie di giovani in un contesto difficile come quello del carcere minorile?
Mi sembra che il pubblico di Mare Fuori, da quello che leggo sui social in generale, sia molto legato, quasi affettivamente, alle storie e ai personaggi narrati. Credo dipenda dalla qualità del prodotto ma anche dall’interpretazione genuina, onesta di molti attori. Non fanno sconti alle emozioni, si concedono integralmente. Questo al pubblico piace. Inoltre, l’adolescenza, che sia in un contesto o in un altro, è la dimensione del conflitto per definizione, delle scelte, della scoperta, dell’estremizzazione dei sentimenti. È sempre interessante, quindi, per uno spettatore, cercare di capire come quel personaggio uscirà dal rebus della propria vita, quali strategie adotterà per salvarsi l’anima.
Come ha influenzato la sua precedente esperienza in “Gomorra” (nel ruolo di Noemi) il suo lavoro in “Mare Fuori”?
Sono trascorsi undici anni…ero giovane io e lo era ancor di più il personaggio di Noemi. Una ragazza indurita ma pur sempre una ventenne. Lavorai su di lei studiando punti del tutto diversi rispetto a quelli che ho voluto approfondire con Zia Caterina.
I suoi progetti futuri?
Non li conosco mai molto prima… purtroppo o per fortuna, chissà…
È un suo personale saluto ai lettori di Occhio All’artista Magazine.
Grazie a coloro che stanno leggendo questa intervista, per il tempo dedicato, che non è mai scontato. Vi auguro molta serenità. Elena.

Giuseppe Nappa

