Patrizio Pelizzi è un volto noto del panorama attoriale italiano, capace di spaziare con versatilità tra cinema, televisione e teatro. Con una carriera ricca di interpretazioni intense e sfaccettate, Pelizzi ha saputo conquistare il pubblico grazie al suo talento e alla sua profonda dedizione al mestiere. Questa intervista ripercorre le tappe salienti del suo percorso artistico, esplorando i ruoli più significativi e analizzando tutta l’anima di un attore che continua a lasciare il segno nel mondo dello spettacolo.

Ecco a voi l’intervista
Hai interpretato ruoli molto diversi tra loro. Qual è il processo che segui per entrare nella psiche di un personaggio e quali elementi cerchi per renderlo autentico?
Nel mio lungo percorso ho interpretato svariati personaggi. Medico, poliziotto, partigiano, geometra, ingegnere, idraulico, rappresentante di commercio, direttore di banca, tossicodipendente, carabiniere, musicista, narcotrafficante, avvocato, contadino… Fino all’ultimo personaggio cinematografico (un Giudice della Corte d’Assise) nel nuovo film “L’orto americano” del Maestro Pupi Avati, uscito nelle sale le scorse settimane e presentato alla Biennale di Venezia 81 edizione 2024.
I metodi sono tantissimi quanto sono gli attori. Io mi preparo al personaggio in silenzio, leggendo tutto quello che c’è da imparare su una nuova anima da vivere a tempo determinato. Tu dai degli input al cervello e lui, mentre stai facendo un’altra cosa, te ne manda di nuovi: giro sempre con un taccuino o notebook su cui scrivo le mie impressioni e riflessioni.
Quando interpretai Bob Dylan a teatro (guardai tanti video del grande Premio Nobel della letteratura, per entrare nelle sue viscere).
Anche nel personaggio Nino Rosato della soap opera – Rai “Un posto al sole” (ho cercato di capire cosa vuol dire essere un austero imprenditore di un noto pastificio). Va sempre studiato ogni minimo dettaglio.
Il panorama dell’audiovisivo e del teatro è in continua evoluzione.
Quali sono, secondo te, le sfide più significative per gli attori oggi e come cerchi di affrontarle?
Le sfide sono la mia passione.
Si è messi sempre alla prova.
Certo c’è sempre una continua evoluzione come nella vita. Affronto ogni volta un nuovo personaggio audiovisivo o teatrale con rispetto e curiosità. Una volta che ti sei fatto un’idea del personaggio, descrivi i suoi perché, le motivazioni che lo muovono, crei una dettagliata backstory. Un passato, e cerchi di verificarne la coerenza. È quello che gli inglesi chiamano stage business : interrogarsi su come si veste, su come si muove, su come cammina, su come agisce, su come parla, mangia… Vizi e virtù. È un lavoro complesso. Diciamo una psicoanalisi. Un nuovo personaggio è una sfida con te stesso. Per esempio anni fa ho amato tanto il mio personaggio di narcotrafficante (è impegnativo e divertente interpretare un cattivo) nella serie-tv su Rai Uno “Gente di mare 2”, regia di Andrea Costantini e Giorgio Serafini.
C’è un genere o un tipo di personaggio che non hai ancora avuto modo di interpretare ma che ti affascina particolarmente e vorresti esplorare in futuro?
Mi piacerebbe interpretare un personaggio complesso, con tante sfaccettature. Un personaggio che adoro è: il generale Kurtz interpretato da Marlon Brando in “Apocalypse Now”. Un uomo ossessionato dal controllo (forse un po quello che rispecchia il mio io). In un film che ho girato ultimamente in Marocco…Si avvicina questo personaggio (non posso dire altro per contratto).
Al di là del successo professionale, cosa significa per te personalmente “fare l’attore”? Qual è la ricompensa più grande che trai dal tuo lavoro?
L’attore interprete è una vera mission, in poche parole un mero esploratore di anime (me lo diceva sempre la collega Sharon Stone nel film “A Golden boy” di Avati).
Amo quello che faccio. La ricompensa è l’amore incondizionato del Pubblico Sovrano.
Considerando la tua esperienza, quale consiglio daresti a un giovane aspirante attore che si affaccia a questo mondo, magari in un contesto come quello italiano?
Dare consigli non è semplice in questo lavoro. Innanzitutto avere tanta pazienza nei vari alti e bassi di questo magnifico ma non semplice mestiere. Studiare, leggere, aggiornarsi continuamente e ascoltare il prossimo (dote molto rara). Rispettare se stessi e il prossimo. Mens sana in corpore sano. La salute è importante nel nostro lavoro. L’attore e sceneggiatore deve essere una spugna.
Seguire il proprio istinto e Amare con passione l’arte (fonte di vita).
Un tuo personale saluto ai lettori di Occhio All’artista Magazine…
Ringrazio di Cuore tutta la redazione di “Occhio all’Artista Magazine” e il Dott. Giuseppe Nappa per il tempo dedicatomi.

Le foto sono di Francesca Marino
Giuseppe Nappa

