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Adriano Falivene: “Vi racconto la mia Bambinella”.

Adriano Falivene, un bravissimo artista. Lo abbiamo molto apprezzato nel ruolo di Bambinella nella serie tv finita da poco ed andata in onda su Rai Uno: il Commissario Ricciardi.

Noi di Occhio All’Artista Magazine lo abbiamo intervistato per i nostri lettori…

Il Commissario Ricciardi, questa ormai famosa Bambinella, come ha appreso la notizia che la parte fosse sua?

La notizia l’ho appresa da casa, mi ha telefonato la mia agente… ero un’implosione di emozioni!!!! Mi sono subito innamorato di questo personaggio e sapevo che anche Maurizio ci era molto legato.

Avevo fatto un colloquio inziale con Alessandro, il regista, una cosa già diciamo “rara”, fare subito un colloquio con il regista.

Poi ho fatto il provino su parte, dove già mi sono presentato con una proposta su quello che poi sarebbe stato il mio personaggio: Bambinella.

Il grande merito di Alessandro è stato quello di intravedere già da subito che avrei potuto fare Bambinella, affidandomi subito il provino su parte.

Una mia curiosità… ho letto in altre sue interviste che dopo il colloquio con il regista, è corso a comprare tutti i libri del Commissario. Perché?

In realtà io sono arrivato al colloquio su parte che avevo già letto i primi due. Poi dopo aver avuto lo stralcio ho iniziato la mia lettura “vorace” di tutti e dodici i libri. C’è tanto materiale, parlando poi ieri con Maurizio, mi sono reso conto che c’è ancora molto da raccontare…poi ovviamente è anche una scelta degli sceneggiatori sottolineare una storia, piuttosto che un’altra, anche se in questo caso loro sono rimasti molto fedeli ai romanzi.

Nell’episodio “Il giorno dei morti”, abbiamo visto una Bambinella “diversa” …

In questo episodio c’è la prima vera “dichiarazione” di quell’anima che si intravede, che va oltre l’essere frivoli o pettegoli.

E’ la prima volta che vediamo l’altro lato della medaglia, la “contro-maschera”.

Nel giorno dei morti è come se il personaggio si spogliasse un po’ di quella maschera che comunque lasciava già intravedere una profondità. L’analogia tra lei e Tetè è qualcosa che le impedisce di giocare come fa di solito, anche su cose molto tragiche. Bambinella sente tantissimo questa analogia è riversa in Maione il suo tentativo di essere in qualche modo “materna”. Scopre per la prima volta, aldilà della gratitudine che lei deve al Brigadiere, che c’è un piacere sano nel collaborare, questo fa nascere in lei un senso “nobile” di vita. Si evolve così il loro rapporto, anche Maione si rende conto per la prima volta che ha di fronte una persona molto affine a lui.

E nella scena in chiesa che abbiamo visto nell’ultima puntata, anche lì sembra che il rapporto di Maione con Bambinella si evolva?

Nel libro quella scena è in un bar…

Alessandro ha voluto fortemente spostarlo in chiesa per rafforzare il senso e per rendere ancora più evidente, a mio avviso, il fatto che loro si sentano degli equilibristi sempre su un filo, tra il sacro ed il profano, tra quello che è giusto e quello che non lo è. In quella scena loro riescono a consolidare il fatto che stia nascendo un’amicizia profonda tra loro, dando modo a Bambinella di avere la conferma di questa sensazione di benessere che lei prova nel collaborare con la giustizia. Come se si sentisse ormai parte di quella squadra, l’appartenere ai “buoni”!

Come è stato lavorare sul set con Lino Guanciale?

Io Lino purtroppo l’ho incontrato una sola volta, ma devo dire che mi è bastato per percepire che straordinaria persona sia! Preparato, colto, gentile, generoso… è stato bravissimo a rendere così vero un personaggio secondo me un po’ lontano da lui, essendo lui molto solare. Abbiamo visto benissimo quanto Ricciardi invece sia tenebroso, introverso, vivendo lui stesso una dannazione.

E con Il Brigadiere Maione che poi è l’attore Antonio Milo? Aveva già lavorato?

No, non avevo mai lavorato con Antonio.

Ho trovato subito affinità, una cosa che non mi è mai capitata… è stato immediato!

Ci siamo già conosciuti sul set, stare insieme all’interno di quelle anime… è stato come se tutti e due avessimo prestato, come dei “medium” per citare un passo dei romanzi, i nostri corpi all’anima di questi personaggi che poi hanno vissuto realmente quelle vicende.

Antonio è una persona eccezionale, ha una capacità di dare sicurezza, molto analogo al Brigadiere. E’ stato un onore!

Può spoilerarci allora che ci sarà una seconda stagione?

Al momento non posso confermare la notizia, io resto con le dita incrociate, sono ancora totalmente immerso in questo progetto, ci sono molto legato! Se non dovesse andare in porto ci resterai male. Noi abbiamo iniziato a girare prima del Covid, infatti credo che questo “respiro di tranquillità” emerga, poi abbiamo però concluso con tamponi e restrizioni varie. Il primo ciak è stato proprio il nostro, a Taranto. Le scene dei quartieri, la casa di Bambinella sono state ricostruite a Taranto vecchia che ha delle denominazioni molto simili a Napoli, chiaramente i quartieri spagnoli oggi a Napoli sono contaminati di modernità, sarebbe stato complicato!

Ho appreso dai suoi social che ieri avete avuto un incontro all’Hotel Parkers, un incontro anche con lo scrittore Maurizio De Giovanni, in merito a cosa?

Si, è stato un incontro organizzato da Anna Copertino in occasione della creazione di due cocktails con il nome del Brigadiere Maione e di Bambinella, dopo la creazione del cocktail del Commissario Ricciardi.

E’ stata una sorpresa, Maurizio non sapeva che io sarei stato presente all’evento.

Tra le tante cose ho appreso che lei è un musicista, un giocoliere… Da dove derivano tutte queste passioni? Quando ha capito che aveva questo “dono”, se così possiamo definirlo, della recitazione?

Io non so se definirlo un dono, io sento di rispondere ad una esigenza fin da bambino e tutte queste passioni che ha menzionato non fanno che rispondere a questa esigenza. Non c’è molta razionalità in questo, è una strada che va verso l’irrazionale… in pratica quella voglia di cercare di lasciare un segno, di vivere cercando di dare gioia non attraverso qualcosa di materiale. E’ quello che io ho sempre visto nei maestri… tu li guardi e ti insegnano qualcosa come Troisi parlava di Totò, di Eduardo…sono anime che poi sono state coronate dal successo, ma quante ce ne sono che non hanno avuto in vita questo tipo di riscontro, ma che sono stati in grado di portare comunque quella “luce”. Io rivedo questa cosa anche quando ad esempio cammino su una sfera di equilibrio, dal momento in cui un bambino vede che è possibile fare una cosa del genere è come se gli si aprisse una nuova strada davanti ai suoi occhi… faccio questo esempio che per me è palese! Divertire nel senso etimologico della parola, cioè di cambiare le persone, con una partecipazione da parte di chi ti osserva, che si commuove e va verso la tua stessa direzione… Oggi si vive poco questo senso di irrazionalità, di dare senza ricevere, dare per lasciare qualcosa all’altro! La prima volta che ho provato questo tipo di sensazione credo di esser stato bambino, all’asilo quando andammo al circo e il Clown Cirillo mi chiamò al centro della pista e ho “giocato” con lui, non ho finto!

Noi di solito concludiamo l’intervista con un personale saluto ai lettori di Occhio All’Artista Magazine. Ci fa il suo?

Voglio prima di tutto ringraziare, in quanto leggere in questo momento così difficile è ancora più necessario e quindi mi auguro che si possa sentire sempre di più questa esigenza. Anche dopo aver visto una serie come il Commissario Ricciardi che, a parer mio, fa nascere questa esigenza di andare a ricercare quel tipo di “sensazioni”, quel tipo di “amici” che ti salvano attraverso delle pagine.

Ed anche se oggi tutto passa attraverso la tecnologia, leggere per me genera inevitabilmente quel mutare interiore che spesso non ci si rende neanche conto, ma è come un magma ribollente che aiuta… all’improvviso riemergono quelle frasi, qui concetti che possono realmente aiutarci.

Io quindi ringrazio tantissimo tutti i lettori di questo giornale e mi auguro che possano essere sempre di più!

Alessandra Vergara

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