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Matteo Ripaldi: “spezza il cuore immaginare un cinema vuoto, un palco pieno di polvere al buio e una macchina da presa coperta da un telo. Non sarà così per sempre, non l’abbiamo voluto noi ma mai come ora la collettività ha un compito importante…”

Matteo Ripaldi è un attore italiano, conosciuto nel mondo dello spettacolo giovanissimo. A soli tre anni e mezzo è entrato nel cuore degli italiani. Si è fatto strada tra teatro, cinema e soprattutto televisione. Tra i suoi film ricordiamo Saint Tropez- Saint Tropezregia di Castellano e Pipolo e Nestore, l’ultima corsa, diretto e interpretato da Alberto Sordi. Tra le fiction tv: Caro maestro per la regia di Rossella Izzo su Canale 5.

 

Matteo Ripaldi, perché ha scelto il mestiere dellattore?

La mia non è stata una scelta ponderata, ho iniziato a tre anni per gioco e perché ero particolarmente spigliato. Crescendo, ho scelto di continuare a recitare, pur avendo perseguito altre strade. Mi sono laureato in Scienze naturali e ho coltivato la passione per le lingue. Ho sempre tenuto bene a mente l’importanza di un piano B e, perché no, di un piano C.

 

Nella sua carriera vanta cinema, teatro e televisione. Cosa laffascina di più?

Sono tre approcci diversi, tanto per l’attore quanto per il pubblico. Un primo piano al cinema incolla lo spettatore allo schermo, un lungo monologo collegato ad azioni collaudate in settimane o mesi di prove desta lo stupore della platea a teatro, se eseguito in modo impeccabile. Ma ci sono attori teatrali in grado di lanciare uno sguardo in fondo alla sala. Ho visto due volte lo spettacolo “Belvedere – Due donne per aria” con Anna Mazzamauro e Cristina Bugatty. Le protagoniste ci hanno preso per mano e ci hanno accolto nelle loro stanze ironiche, e ci hanno guidato lungo corridoi di amarezza.  Il teatro è “qui e ora”, e lì e allora abbiamo condiviso con le attrici una lunga, continua emozione. Probabilmente, una trasposizione televisiva non avrebbe reso giustizia a quella fisicità tangibile, che era a due passi da noi in platea.  A teatro, il dolore si tocca. In tv e al cinema, lo si può guardare più da vicino grazie all’uso di un primissimo piano.

Anche le tempistiche delle lavorazioni sono diverse: il cinema ha ritmi piuttosto distesi, la tv è più convulsa, il teatro richiede prove su prove perché lo spettacolo è una diretta dall’inizio alla fine. Nel complesso, da spettatore, non ho preferenze, amo il cinema fatto bene, gli spettacoli fatti bene, i prodotti televisivi fatti bene. E non ho preferenze come attore, trovo molto stimolante rivolgermi al pubblico in modi diversi.

 

Lei ha lavorato con monumenti della Tv e del Cinema. Non posso non chiederle ovviamente un suo ricordo sul grande Alberto Sordi. Chi non ha guardato il film Nestore lultima corsa? 

Questanno sono ricorsi anche i 100 anni dalla sua nascita.

“Nestore” lo porterò sempre nel cuore e nella pancia. Di Alberto Sordi ricordo i consigli tecnici, le dritte su come si piange sullo schermo, la sua risata contagiosa. A casa ho il ciak originale del film e il cappello che Gaetano indossava. Il cappello “superstite”, visto che il suo gemello lo mangiò il cavallo in un attimo di distrazione generale. Alberto verrà ricordato oggi come allora e negli anni a venire, pilastri come lui restano scolpiti nella memoria collettiva, fanno parte del passato e del presente, sono elementi di confronto per il futuro. Non si può pensare a Roma senza pensare a Sordi e viceversa. Ho sempre visto Alberto come uno dei monumenti che sono il vanto della Capitale. Io avevo appena dieci anni e un amore smisurato per i miei nonni, mi sono relazionato con lui con la semplicità di un bambino e senza le sovrastrutture di un attore che si accinge a lavorare con una leggenda. Non sarebbe stato facile “fingere di essere il nipote di Alberto Sordi”, ma mi ha aiutato molto comportarmi come il nipote di Gaetano.

 

Ancora…ha fatto Caro maestro, una delle fiction più amate ancora oggi. Ci può ricordare  il suo personaggio. 

Un suo aneddoto sulla grande Franca Valeri che da poco ha compiuto 100 anni …

Io interpretavo Robertino, alunno-ladruncolo in cerca di affetto. Ho ricordi incredibilmente nitidi di quella serie. Primo fra tutti, l’umanità che si respirava sul set. Eravamo ragazzini che giocavano e si divertivano, interagendo con grandi professionisti. Anche qui, credo che la genuinità dei nostri anni sia stata la chiave. Una volta, durante una pausa, aprii una porta della scuola che dava sul cortile. Ma al di là di quella porta c’erano Franca Valeri e Marco Columbro che stavano girando una scena. Lo “stooop” immediato della regista Rossella Izzo mi risuonò nelle ossa. Rimasi impietrito e mi scusai mille volte, ma ormai il “danno” era fatto. Franca Valeri è stata una vera donna di spettacolo, una protagonista indiscussa che ha portato alla comicità italiana una ventata di innovazione. L’ironia l’ha sempre contraddistinta, anche nelle sue ultime interviste. Ma certi miti si allontanano solo fisicamente, il loro talento resta con noi.

 

In questo periodo in cosa è impegnato?

Da più di dieci anni mi occupo anche di traduzione e adattamento per il doppiaggio. Il dialoghista per il doppiaggio è la persona che scrive il copione italiano per i doppiatori, avendo a disposizione il video e lo script originale di una serie, di un film o di un documentario. Al momento è la mia attività principale, un’occupazione che si svolge dietro le quinte. Ma mi piacerebbe molto tornare a recitare al cinema, in tv o a teatro.

 

Cosa pensa di questo momento particolare che sta vivendo lItalia? E di questo periodo difficile che sta vivendo il teatro, il cinema…insomma tutto lo spettacolo.

Non posso che prendere atto della pericolosità del momento, stiamo combattendo un nemico invisibile, stiamo imparando a conoscerlo e a conviverci. Lo spettacolo è stato un settore colpito duramente, spezza il cuore immaginare un cinema vuoto, un palco pieno di polvere al buio e una macchina da presa coperta da un telo. Non sarà così per sempre, non l’abbiamo voluto noi ma mai come ora la collettività ha un compito importante. C’è tanta creatività, c’è l’immenso fermento di chi si è fermato suo malgrado e ora scalpita per esprimersi, per dire, per fare, per raccontare, per condividere. La meravigliosa macchina dello spettacolo tornerà in moto, ma dipende da noi e dal nostro livello di attenzione. Metaforicamente, questo pianeta è stato una serie televisiva che piaceva a molti. Quest’anno i produttori ci hanno delusi con una pessima seconda stagione. Per la terza stagione, il cliente ha deciso che non ci saranno spettatori, siamo tutti attori e tutti abbiamo un ruolo, quello di preservare noi stessi e gli altri. Solo così ne usciremo.

 

Un suo personale saluto ai lettori di Occhio AllArtista Magazine.

In questo momento c’è tanto bisogno di arte e di bellezza, e chi le diffonde merita un abbraccio stretto stretto. Grazie per il vostro lavoro in redazione.

Un saluto affettuoso a tutti i lettori, presto lo spettacolo tornerà a investirci di novità. Teniamo duro e indossiamo la mascherina! 🙂 Matteo

 

Alessandra Vergara 

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